TIGER DIXIE BAND nuovo CD “Original Dixieland Songbook”

il nuovo CD della TIGER DIXIE BAND, è un viaggio musicale attraverso i tempi e i luoghi del Jazz tradizionale e un omaggio verso quei musicisti, anche di origine italiana, che hanno contribuito a renderla grande.

La Tiger Dixie Band è una delle poche band a livello internazionale, che si dedica sistematicamente al recupero del Jazz degli “anni ruggenti”, proponendolo con un approccio interpretativo originale ed attuale.

Le atmosfere tipiche del New Orleans e del Chicago Style, del Charleston e del Ragtime, sono filologicamente rispettate nel timbro e nello spirito, anche per via dell’utilizzo di alcuni strumenti originali dell’epoca. Il sound generale è però filtrato attraverso le esperienze musicali più moderne dei singoli membri della Tiger Dixie Band, che si fondono sui vari piani dell’esecuzione (dall’arrangiamento all’improvvisazione).

Ciò fa sì che il repertorio del gruppo, anche quando questi si muove nel territorio tradizionale, non risulti un prodotto di carattere revivalistico, ma piuttosto espressione della volontà di rendere evidente quanto questo genere musicale non sia invecchiato più dello Swing, del Bebop o dell’inossidabile “corpo” degli standards.

Alla base dei vari progetti della Tiger Dixie Band vi è quindi l’idea che la musica di Louis Armstrong, Jelly Roll Morton, Fats Waller, Bix Beiderbecke e degli altri giganti degli albori del 20° secolo e del primo dopoguerra, ha pari nobiltà delle altre correnti jazzistiche e può essere ulteriormente sviscerata e riproposta ai nostri giorni senza ricadere in stucchevoli operazioni di ripristino conservativo.

  • PAOLO TRETTEL tromba
  • STEFANO MENATO clarinetto/ sax soprano
  • FIORENZO ZENI sax tenore
  • LUIGI GRATA trombone
  • ANDREA BOSCHETTI banjo – chitarra
  • RENZO DE ROSSI piano
  • GIORGIO BEBERI sax basso
  • CLAUDIO ISCHIA batteria

Quale significato hanno oggi i brani riuniti in questa raccolta proposta dalla Tiger Dixie Band? Si tratta di un repertorio alle origini del jazz, la cui età si aggira attorno ai cento anni, apparso in buona parte nel Sud degli Stati Uniti, che rappresenta una musica nata dall’incontro di culture diverse, europee e africane.

Pur mantenendo in sé gli echi di quelle origini, il jazz ha maturato una propria fisionomia originale, che possiamo a tutti gli effetti definire autenticamente americana.

Una musica che nei primi anni del secolo scorso, quando fu portata in Europa e in particolare a Parigi, non mancò di colpire l’interesse di artisti e musicisti come Stravinskij, Ravel, Picasso, Magritte.

Quest’ultimo elaborò il suo splendido album grafico intitolato Jazz, con realizzazioni di rara bellezza, cui si aggiungevano considerazioni sull’arte e il processo creativo, ispirate alla nuova musica proveniente da oltreoceano.

Così scriveva Magritte nell’album, prendendo spunto dall’esuberante spontaneità del jazz: “L’artista deve portare tutta sua energia, la sua sincerità e la più grande modestia per evitare i cliché nel suo lavoro”.

Perché riproporre oggi quelle musiche? Forse perché hanno mantenuto intatta quella freschezza, la tensione comunicativa, pur non essendo più in grado di scuotere così fortemente le abitudini percettive, come fece agli inizi del Novecento.

Perché, pur nella loro apparente semplicità, celano raffinatezza e grande varietà di impasti timbrici, di colori e sfumature.

Tanti musicisti che oggi sviluppano un discorso innovativo si ricollegano con intelligenza a quelle esperienze timbriche, alla polifonia spontanea, opportunamente definita eterofonia da alcuni studiosi, che supera l’atteggiamento del solista singolo per ridare forza all’improvvisazione collettiva.

In generale per lo stimolo che ancora questa musica è in grado di accendere.

La Tiger Dixie Band riunisce solisti di valore del Triveneto, ha una storia quasi ventennale, che in certi momenti ha cercato un approccio avveniristico, registrando con musicisti come Markus Stockhausen e inserendo una sensibilità contemporanea nelle proprie esecuzioni. Ma nel contempo la band ha voluto mantenere un rigore fedele ai modelli originali.

L’equilibrio tra le due componenti irrora la proposta e la rende godibile, attuale.

I solisti hanno metabolizzato quel linguaggio in anni di pratica e lo hanno immerso nella propria sensibilità contemporanea, arrivando a un’interpretazione fluida, ricca di sfumature e di sottile umorismo.

Con tale bagaglio la band ha affrontato questo repertorio classico delle origini, aderendo in modo filologico a quelle composizioni e infondendo loro nuova vitalità. In primo piano c’è la forte interazione tra gli strumenti a fiato nella front-line: tromba, clarinetto e trombone, come nella tradizione di New Orleans, cui si aggiunge il sax tenore.

In tanti brani si ascolta la perfetta distribuzione delle parti, trattate in spontaneo contrappunto: dall’iniziale Original Dixieland One-Step a China Boy, da Davenport Blues a Bill Bailey, che cela al proprio interno con delizioso senso dell’umorismo Stormy Weather e La vie en rose.

La sezione ritmica, con pianoforte, banjo, batteria e con il sax basso che svolge la funzione del basso tuba, si muove con vitalità e spregiudicata varietà timbrica.

Il cuore del disco pulsa con una significativa successione di brani che si sposta da uno stile all’altro: dal dixie di Fidgety Feet si passa allo stile Kansas City di Moten Swing, del quale la band interpreta bene la diversa pulsazione ritmica e gli arrangiamenti, che aprono la via allo Swing degli anni Trenta di Count Basie.

Si torna poi al celebre ragtime di Scott Joplin, Maple Leaf Rag, e più avanti aTiger Rag, uno dei brani che fece parte della prima registrazione di jazz su disco, nel 1917.

Fino al commiato immancabile di When The Saints Go Marching In. Impossibile citare tutte le finezze distribuite nel disco, sia negli insiemi che nei pregevoli assoli: per coglierli pienamente, questo lavoro richiede un ascolto attento, ma anche spontanea partecipazione emotiva. Giuseppe Segala

Discografia TIGER DIXIE BAND

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